POZZALLO: VILLA COMUNALE. LA SENTENZA DI RILASCIO.

POZZALLO-VILLA-COMUNALE

Con una pregevole ordinanza sulla quale sarà opportuno tornare per una riflessione di carattere giuridico, il Giudice Dott.ssa Rada V. Scifo ha dichiarato risolto il contratto di concessione della Villa Comunale di Pozzallo, ordinandone il rilascio e condannando la concessionaria al risarcimento del danno.

Anche i manufatti realizzati dalla società privata all’interno della struttura  sono stati dichiarati acquisiti alla proprietà del Comune che potrà destinarli per pubblica utilità.

Alcuni principi appaiono molto interessanti dal punto di vista della riflessione giuridica, e sarà utile tornare ad esaminarli: 1) L’autorizzazione alla lite da parte della Giunta Comunale non costituisce atto necessario al promuovimento dell’azione o alla resistenza in giudizio, trattandosi di un potere riservato al Sindaco.  2) La clausola risolutiva espressa non può considerarsi una clausola vessatoria. 3) Il ricorso introduttivo va equiparato ad atto formale dichiarativo della volontà dell’Ente di avvalersi della clausola di risoluzione per il mancato pagamento. 4) Il Giudice non può sindacare la gravità dell’inadempimento ai fini della risoluzione, dal momento che l’autonomia contrattuale delle parti ha attribuito  al patto risolutivo valore essenziale. 4) Tutte le realizzazioni eventualmente fatte dalla concessionaria debbono ritenersi acquisite alla proprietaria della struttura oggetto della concessione.

La sentenza, seppure appellabile, è immediatamente esecutiva e restituisce alla Città uno dei “Luoghi della memoria”, incautamente concessi alla gestione dei privati.

Leggi qui la sentenza: Villa Pozzallo Ordinanza rilascio

LICENZIAMENTO PER INDEBITO UTILIZZO DELLA 104. VALIDE LE INVESTIGAZIONI PRIVATE.

104

Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Ragusa ha ritenuto valide le risultanze di investigazioni private svolte dall’azienda per provare l’utilizzo dei permessi ex Legge 104 a fini diversi dall’assistenza al disabile.

Anche le foto, riprese dall’Agenzia investigativa in luoghi pubblici, e che documentano gli orari ed i giorni in cui, come sostiene l’azienda, il lavoratore licenziato si recava presso una diversa  azienda a svolgere un altro lavoro, hanno validità di prova secondo il giudice.

La sentenza, ovviamente, è stata appellata e la Corte d’Appello di Catania dovrà pronunciarsi sulla sua validità.

Qui la sentenza del tribunale di Ragusa (Giudice Dott. Gaetano Di Martino):  licenziamento investigazioni

POZZALLO: IL T.A.R. SOSPENDE LA REVOCA DEL FINANZIAMENTO DEL PIANO INTEGRATO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – Sez. di Catania, ha sospeso la revoca del finanziamento del Piano integrato del Comune di Pozzallo sul presupposto che il ritardo nel rilascio delle autorizzazioni non imputabile all’Ente non legittima il provvedimento dell’Assessorato Regionale per le infrastrutture.

Il completamento dell’iter burocratico, infatti, dipende da atti autorizzativi di altri assessorati regionali e non è pertanto possibile imputare ad inerzia del Comune il completamento delle procedure.

Nel caso in specie, il T.A.R. ha intimato alla Regione siciliana di indire apposita conferenza di servizi allo scopo di esprimere i pareri richiesti minacciando, in caso contrtario, la nomina di un Commissario ad acta.

Il ricorso del Comune di Pozzallo si può leggere qui: piano int Pozzallo ricorso tar

Questa l’Ordinanza del T.A.R. Catania: tar ordinanza cautelare piano integrato

NULLITA’ PARZIALE DEL CONTRATTO DI LAVORO.

La suprema Corte ribadisce il principio secondo cui la nullità della clausola con la quale è stato apposto un termine al contratto di lavoro costituisce un’ipotesi di nullità parziale che non fa venir meno il contratto, in base al principio di conservazione.

La Suprema Corte ribadisce tra l’altro il principio generale secondo cui il rapporto di lavoro è, nella sua normalità, un rapporto a tempo indeterminato.

Questa la sentenza: Cass.Lav. 13820 2015

TEMPO DETERMINATO: RECENTI ORIENTAMENTI IN TEMA DI MUTUO CONSENSO.

La Suprema Corte ha confermato l’orientamento consolidato secondo cui nel caso di silenzio del lavoratore protrattosi nel tempo, non è possibile presumere la sua acquiescenza rispetto al licenziamento per esaurimento del termine di validità del rapporto di lavoro.

Incombe sul datore di lavoro l’onere di dimostrare, al di là dell’inerzia del dipendente, che questi ha rinunciato a riprendere la sua prestazione lavorativa.

Questa la sentenza: Cass.Lav 14422 2015

 

Assistenza familiare, mancato versamento dell’assegno, accertamento

Il mancato versamento dell’assegno stabilito in sede di separazione personale dei coniugi, da parte dell’obbligato, di per sé solo non determina la configurabilità del reato previsto dall’art. 570, comma 2, c.p., in quanto è necessario che sia accertato se, in conseguenza di tale condotta, siano venuti a mancare in concreto al beneficiario i mezzi di sussistenza e se l’obbligato abbia una concreta capacità economica a fornire gli stessi. (1-2)

(*) Riferimenti normativi: art. 570, comma 2, c.p..
(1) In tema di mancato versamento dell’assegno per impossibilità economica dell’obbligato, si veda Cassazione penale, sez. VI,sentenza 31.10.2007 n° 40341.
(2) Per una visione generale del reato previsto dall’art. 570 c.p., si veda l’eBook di Salemi: Violazione degli obblighi di assistenza

Conservazione a norma nel processo civile telematico

Si è recentemente sviluppato un dibattito dottrinale relativo al quadro normativo di riferimento in materia di conservazione a norma della documentazione originale elettronica prodotta nel processo civile telematico che, ultimo, è stato reso obbligatorio dalla legge 24 dicembre 2012 n. 228 sulle Disposizioni del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (c.d. legge di stabilità 2013), modificando il d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, (convertito nella legge n. 221/2012), che ha anche apportato modifiche all’art. 16 ed ha altresì introdotto l’art. 16 bis, sull’Obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali. Detto articolo è stato nuovamente modificato ed emendato dagli artt. 44 e 52 del decreto legge n. 90 del 24 giugno 2014 (G.U. Serie Generale n. 144) Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari, convertito nella legge n. 114, dell’11 agosto 2014. (G.U. n. 190 del 18 agosto 2014).

In punto la premessa maggiore che si deve, sin da subito evidenziare, è che: la creazione di atti e documenti elettronici originali, muniti cioè di sottoscrizione digitale implica di per sé stessa la necessaria conservazione di detti documenti secondo le norme, anche tecniche, (tutte dettate) di cui al Codice dell’amministrazione digitale.

Il d.Lgs 82/2005, le sue successive modificazioni ed i DPCM che ne hanno completato il quadro normativo (DPCM 22 febbraio 2013 – Regole tecniche sulle sottoscrizioni; DPCM 13 novembre 2014 – regole tecniche sulla formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici) indicano, introducono e regolamentano il sistema di conservazione di oggetti, (documenti informatici, documenti amministrativi informatici e fascicoli informatici con i metadati ad essi associati), predisposti per il versamento dal produttore secondo le modalità operative definite nel manuale di conservazione, dalla loro presa in carico fino alla conservazione nel tempo o all’eventuale scarto. Il sistema assicura la

conservazione degli oggetti in esso conservati, mantenendone le caratteristiche di autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità, reperibilità. In attuazione a quanto disposto negli articoli 44 e 44 bis del Codice, DigitPA ha predisposto ai sensi dell’articolo 71 del Codice medesimo, le regole tecniche in materia di sistema di conservazione dei documenti informatici previste dall’articolo 20, commi 3 e 5-bis, dall’articolo 23-ter, comma 4 e dall’articolo 43, commi 1 e 3 del Codice medesimo.

Il CAD, ex art. 44, indica i requisiti per la conservazione dei documenti informatici affermando che:
1. Il sistema di conservazione dei documenti informatici assicura:
a) l’identificazione certa del soggetto che ha formato il documento e dell’amministrazione o dell’area organizzativa omogenea di riferimento di cui all’articolo 50, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
b) l’integrità del documento;
c) la leggibilità e l’agevole reperibilità dei documenti e delle informazioni identificative, inclusi i’ dati di registrazione e di classificazione originari;
d) il rispetto delle misure di sicurezza previste dagli articoli da 31 a 36 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dal disciplinare tecnico pubblicato in allegato B a tale decreto.
1-bis. Il sistema di conservazione dei documenti informatici è gestito da un responsabile che opera d’intesa con il responsabile del trattamento dei dati personali di cui all’articolo 29 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e, ove previsto, con il responsabile del servizio per la tenuta del protocollo informatico, della gestione dei flussi documentali e degli archivi di cui all’articolo 61 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, nella definizione e gestione delle attività di rispettiva competenza.
1-ter. Il responsabile della conservazione può chiedere la conservazione dei documenti informatici o la certificazione della conformità del relativo processo di conservazione a quanto stabilito dall’articolo 43 e dalle regole tecniche ivi previste, nonché dal comma 1 ad altri soggetti, pubblici o privati, che offrono idonee garanzie organizzative e tecnologiche.